top of page

Wall Street, la FED e l'Incubo Americano

  • 7 dic 2025
  • Tempo di lettura: 3 min
fed nomina hassett powell

Terremoto politico alla FED: perché la potenziale nomina di Kevin Hassett sta terrorizzando Wall Street e mettendo a Rischio il Dollaro.


La calma apparente e il ribollire sotto la superficie

Il paradosso del mercato attuale è stridente: i listini azionari continuano la loro ascesa ma gli indici emotivi, come il Fear & Greed di CNN, restano ostinatamente bloccati nella zona della "Paura Estrema" o, nel migliore dei casi, della "Paura". C'è qualcosa che la Grande Finanza non riesce a digerire e quel malessere ha un nome che turba il sonno di gestori e investitori: Kevin Hassett, il potenziale successore di Jerome Powell alla guida della Federal Reserve (FED).

Wall Street, pur essendosi faticosamente adattata all'era Trump, non ha mai amato l'imprevedibilità del Presidente. La nomina di figure di garanzia, come il Segretario al Tesoro Scott Bessent (apprezzato per competenza ed esperienza), è servita solo come flebile lenitivo. Oggi, l'incubo di vedere la politica monetaria trasformarsi in un braccio operativo della Casa Bianca, gestita da un fedelissimo di Trump, è più concreto che mai. Ma perché Hassett è così inviso? E cosa teme esattamente il mercato?

I peccati originali di Hassett e il fallimento fiscale

Il potenziale presidente della FED, Kevin Hassett, porta sulle spalle due gravi macchie che lo rendono intollerabile agli occhi della Grande Finanza.

Il primo scandalo risale al suo periodo come Presidente del Consiglio dei Consulenti Economici nel 2017. In quel ruolo, Hassett fu l'architetto del "Tax Cuts and Jobs Act". L'intento, teoricamente nobile, era incentivare le multinazionali a riportare i profitti in patria, tassandoli in America anziché nei paradisi offshore.

Il Disastro Fiscale: Il risultato fu l'opposto di quanto promesso. Non solo l'afflusso di capitali non compensò il taglio ma il Tesoro americano incassò, nell'anno successivo all'implementazione della legge, un impressionante 31% di tasse in meno sui profitti societari. Il fallimento fu così plateale da essere pubblicamente denunciato dal New York Times nel febbraio 2019, portando Hassett alle dimissioni per pubblica vergogna. La sua politica si era dimostrata non solo inefficace ma attivamente dannosa per le casse dello Stato.

L'insostenibile ritorno e il crollo di aprile

Nonostante la catastrofe del Tax Cuts Act, la "luminosa figura" di Hassett è tornata prepotentemente a tormentare Wall Street.

Nel gennaio 2025, è ricomparso come Capo del National Economic Council. In questo ruolo, è emersa la sua seconda, e forse più grave, colpa per i mercati: l'assoluta vicinanza alle politiche più estreme di Trump.

L'Esplosione dei Dazi: Ricordiamo tutti il crollo delle borse che culminò nel minimo del 7 aprile 2025, in seguito all'annuncio della politica dei dazi di Trump (il cosiddetto Liberation Day). Ebbene, fu proprio Hassett a dare pieno e incondizionato appoggio a quella politica il 2 aprile. L'associazione tra le sue dichiarazioni e la successiva implosione del mercato non è passata inosservata a Wall Street. Non c'è nulla di più corrosivo, negli ambienti finanziari, del sospetto che una singola persona possa far crollare i mercati con la sua sola presenza.

Il terrore della svalutazione e la perdita di indipendenza della FED

Il vero terrore che unisce la Grande Finanza americana non è Hassett in sé, ma la perdita di controllo sul canale preferenziale che lega Wall Street alla Federal Reserve.

Il Suicidio del Debito: Il timore dominante è che un yes-man di Trump alla guida della FED possa attuare una politica monetaria di svalutazione "disperata" del dollaro. Lo scopo sarebbe duplice:

  1. Stimolare il Mercato Immobiliare: Attraverso un ribasso esagerato dei tassi.

  2. Ridurre il Debito USA: La svalutazione è il modo più rapido per un debitore (come gli Stati Uniti) di ridurre il valore reale del proprio debito.

Questa mossa, però, è semplicemente suicida per chi detiene quel debito (grandi istituzioni finanziarie) e per chi è seduto su immense riserve in dollari.

La FED come Braccio del Governo: Se Hassett prende il timone, l'indipendenza (spesso solo presunta) della FED svanisce. La politica monetaria diventerebbe uno strumento diretto nelle mani dell'Esecutivo, un incubo per chi basa la propria strategia sull'autonomia decisionale della Banca Centrale. La perdita di questo canale preferenziale rappresenta una minaccia esistenziale per l'attuale equilibrio di potere finanziario.

Conclusione: la reazione dei mercati

I movimenti finanziari non mentono. Negli ambienti di Wall Street si osserva con perfidia che dal 29 ottobre al 21 novembre le borse hanno registrato un ribasso proprio in coincidenza con le speculazioni sulla possibile nomina di Hassett.

La Scommessa del Mercato: Sarà Kevin Hassett a governare la FED? Wall Street si adeguerà o reagirà a suo modo? Tra marzo e maggio si potrebbe verificare un minimo significativo. Questa potenziale correzione sarà la risposta furiosa della Grande Finanza alla conferma di un nome inviso?

 
 
 

Post recenti

Mostra tutti

Commenti


bottom of page